venerdì 21 novembre 2008

Italia vecchia fa brodaglia


Un Paese in mano ai vecchi. Non v’è dubbio. I numeri parlano chiaro: Ciampi ha concluso la sua attività istituzionale a 86 anni, Napolitano ha iniziato a 81 anni, Zavoli presidente della vigilanza Rai in pectore ha 85 anni (“Poltrona Villari” permettendo), Prodi ha lasciato a 69 anni, Berlusconi ha 72 anni.

Ma a fronte di questa gerontocrazia avida, presente in tutti i gangli della società, vi è una generazione di giovani allo sbando, afona che sa solo piangersi addosso e che contribuisce, con la sua inazione, ad alimentare sempre più la situazione di stallo e d’immobilità sociale nella quale ci ritroviamo.

La riprova dell’esistenza di una generazione “cloroformizzata” la si ha tutti giorni navigando in internet nei social network come Facebook.
Lì si può rintracciare tutta la nostra letargia nel momento in cui avendo a disposizione uno strumento potentissimo per veicolare le nostre idee e mettere in piedi iniziative per un tentativo di mutamento della società, lo sviliamo sistematicamente, usandolo come bazar per le nostre banalità quotidiane.

E' paradossale constatare poi che, a spiegarci l' anomalia tutta italiana dell’ “old power” e a spronarci, come giovani ad indignarci e ribellarci a esso, siano due intellettuali che proprio ragazzetti non sono come Sartori e Schesinger.

martedì 18 novembre 2008

Stato canaglia


«Non mi pento di aver scritto questo libro ma non lo amo perché mi ha tolto la libertà: cammina più il mio libro di me». «L'idea di essere odiati dalla propria terra d'origine è una ferita che non si chiude mai».
Roberto Saviano racconta ancora una volta il suo rapporto con “Gomorra”, parlando a Los Angeles dove venerdì ha presentato il film diretto da Matteo Garrone, tratto dal bestseller.

A proposito di quanto sopra, una considerazione ci sorge spontanea: ma è mai possibile che in un Paese democratico - come in Italia si dice di essere - una persona debba avere paura di esprimersi su questioni scottanti, poiché chi è al governo è incapace di tutelare la sua incolumità e assicurare uno Stato di diritto???

Ma che razza di gente abbiamo al Governo???
La vicenda di Saviano costretto a fuggire e a nascondersi all’estero per non essere ucciso e i camorristi a dettar legge e a scorrazzare liberi e impuniti in Campania, mostra quanto mai la debolezza dello Stato, mostra quanto, nonostante i bei discorsi sulla necessità di garantire più legalità, il re è nudo, pavido e canaglia!!!

mercoledì 5 novembre 2008

OBAMA OBAMA OBAMA!!!!!!!

Oggi è un giorno storico, oggi è un altro giorno, oggi il sogno è realtà, oggi può guardarsi con più speranza e serenità al futuro, oggi è Obama!!!

lunedì 3 novembre 2008

Sud, la nuova emigrazione

Riporto un articolo di un po' di mesi fa del Corriere della Sera scritto da Enrico Marro a proposito dell'emigrazione dal Sud.

Sud, la nuova emigrazione

Non c’è stato partito che in campagna elettorale non abbia promesso il rilancio del Mezzogiorno e adesso perfino la Lega, con Roberto Calderoli, dice che «la questione settentrionale non può essere risolta se non si affronta la questione meridionale».
È successo anche che Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un nuovo documento comune per il Sud. E, ovviamente, non sono mancati gli appelli degli economisti ad affrontare l’annoso problema delle «due Italie». Ma adesso, dopo il voto, chi si ricorderà di tutto questo?
Le persone in carne e ossa, intanto, cercano in prima persona una soluzione. Che spesso è la nuova migrazione da Sud a Nord. Che, ovvio, non è più quella degli anni Cinquanta e Sessanta, dei contadini poveri e ignoranti che con la valigia di cartone si trasferivano nel triangolo industriale per lavorare in fabbrica. Ma che, se è molto diversa qualitativamente, tocca però le stesse vette numeriche di allora. Ogni anno, infatti, si spostano dalle regioni meridionali verso quelle del Centro-Nord circa 270 mila persone: 120 mila in maniera permanente, 150 mila per uno o più mesi, dice l'istituto di ricerca Svimez. Un dato vicino a quello dei primi anni Sessanta, quando a trasferirsi al Nord erano 295 mila persone l’anno.
Una città intera che si spostaParlare di 270 mila uomini e donne che ogni anno vanno da Sud a Nord per lavorare o per studiare significa immaginare una città come Caltanissetta che si sposta tutta intera per trovare un futuro. Anche i contorni economici del fenomeno sono profondamente diversi da quelli del dopoguerra. Allora le rimesse degli emigranti generavano un flusso di risorse discendente, dalle regioni settentrionali a quelle del Mezzogiorno: servivano a mantenere le mogli o i genitori anziani rimasti al paese e magari a mandare avanti i lavori per costruire o ampliare la casa.
Oggi, al contrario, i soldi risalgono la Penisola, per sostenere gli studenti meridionali nelle Università del Nord o i lavoratori precari che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, ma che tirano avanti con l’aiuto delle famiglie d’origine (comprese le pensioni dei nonni) con l’obiettivo di raggiungere poi il contratto a tempo indeterminato.
Il trend consolidatoAl ministero dello Sviluppo Economico, il viceministro Sergio D’Antoni ha stimato con i suoi tecnici che si arriva a circa 10 miliardi di euro che per tutti questi motivi (compreso il mancato sviluppo nel Sud) «emigrano» ogni anno dal Mezzogiorno al Nord. Il che non è esattamente il massimo per un Paese che dovrebbe ridurre le distanze tra le due Italie.
Spiega Delio Miotti (Svimez) che da tempo studia la nuova migrazione: «Negli ultimi anni si sta consolidando un trend: più di 120 mila persone all’anno si spostano dal Sud nelle regioni del Centro-Nord cambiando residenza. Sono in gran parte giovani, tra i 20 e i 45 anni, diplomati, ma uno su cinque è laureato. A questi bisogna aggiungere altri 150 mila che si trasferiscono al Nord come pendolari di lungo periodo, cioè per almeno un mese. Sono studenti o lavoratori temporanei che non si possono trasferire stabilmente perché non hanno un reddito sufficiente per mantenersi e per portare la loro famiglia nelle regioni settentrionali, dove la vita è più cara ».
Ma se è così, perché questa emigrazione non fa più notizia? «Perché chi emigra —risponde D’Antoni— non ha problemi d’integrazione con la realtà del Nord: spesso è un giovane che usa Internet e parla inglese come i suoi coetanei settentrionali. Non diventa quindi un caso sociale, come negli anni Cinquanta.
Quella di adesso è perciò un’emigrazione invisibile, silenziosa ». Eppure ci sono comuni che lentamente si vanno svuotando delle energie migliori. Quelli a più alto tasso migratorio (intorno all’8 per mille annuo) sono in Calabria: Cirò, Petilia Policastro, Dinami, Rocca Imperiale. La zona di Cirò, in provincia di Crotone, tra il ’91 e il 2006 ha visto un calo di popolazione del 34% circa.
I giovani studentiSe ne vanno parecchi giovani per studiare nelle Università del Centro- Nord: 151mila nell’anno accademico 2005-2006. Più di 36 mila sono partiti dalla Puglia, 25 mila dalla Calabria, 24 mila dalla Sicilia, 23 mila dalla Campania. Una parte di questi non torneranno più indietro. L’agenzia governativa Italia Lavoro ha calcolato che a fronte di 67 mila neo-laureati del Sud previsti in ingresso nel mercato del lavoro nel 2007, le imprese industriali e dei servizi del Mezzogiorno hanno espresso, nello stesso anno, una domanda di laureati pari a 12.390 unità, il 16,4% del totale. Anche se si sommano i neolaureati richiesti dalla pubblica amministrazione e dal lavoro autonomo, si può stimare che circa la metà dei giovani che si laureano nelle regioni meridionali è di troppo rispetto alla domanda locale. Nessuna meraviglia, conclude quindi Italia Lavoro, se questi giovani cercano lavoro altrove e se il 60% dei meridionali che si laurea al Nord, vi rimane anche dopo la laurea. Per necessità, più che per scelta.
Gli incentiviOra non ci sarebbe niente di male se questo fenomeno fosse indice di una società mobile, all’americana. Il fatto è che in Italia questo movimento è a senso unico, con un progressivo impoverimento del Mezzogiorno. Per combattere questo trend i vari governi hanno provato a incentivare fiscalmente le assunzioni nel Sud. Nell’ultima Finanziaria è stato inserito anche un bonus di 400 euro al mese per sei mesi per i neolaureati che svolgono stage nelle imprese del Sud che, se poi li assumono, ricevono un contributo di 3 mila euro. Il meccanismo sta funzionando, afferma D’Antoni. Ma non è solo un problema di incentivi. Paolo Sylos Labini, il grande economista morto nel 2005, che amava il Mezzogiorno, ripeteva che la questione meridionale prima ancora che economica è una questione civile. In altri termini, non è solo la domanda di lavoro qualificato che deve aumentare, ma devono migliorare anche le condizioni generali di vivibilità, dal funzionamento della pubblica amministrazione al controllo del territorio da parte dello Stato contro la criminalità. Altrimenti, in silenzio, i migliori se ne vanno.
Enrico Marro23 aprile 2008