In politica ci sono due differenti modi di reagire ad una sconfitta elettorale da cui originano due consequenziali modi di fare opposizione. V’è la maniera positiva, propria dello sconfitto-positivo, che dà luogo a una sana e democratica opposizione contribuendo alla crescita della comunità che rappresenta e la maniera negativa tipica dello sconfitto-negativo che irresponsabilmente sfregia la dialettica politica dando luogo a situazioni conflittuali e dannose per la collettività stessa. Nel primo caso lo sconfitto riconosce signorilmente di aver perso, fa autocritica, si congratula con l’avversario e si dice pronto a dare una mano al suo ex sfidante per il bene della causa (nazione, regione, comune ecc) per cui si batteva.
Per intenderci è l’atteggiamento tenuto dal candidato repubblicano alla Casa Bianca Mc Cain alle recenti elezioni presidenziali, nei confronti dell’ex sfidante e futuro presidente degli Stati Uniti il democratico Barack Obama.
Questo significa che l’opposizione creatasi, vigila sull’operato della maggioranza, dialoga con essa e ne influenza per quanto possibile l’attività senza schemi preconcetti cercando di arrivare sempre all’adozione di provvedimenti condivisi. Le due fazioni si combattono, alle volte anche aspramente, ma quando il caso lo richiede, sono pronte ad assumersi ognuno le proprie responsabilità per il bene comune. E’ il caso della cosiddetta “opposizione costruttiva”.
L’altro modo di perdere, lontano anni luce dalla signorilità d’oltreoceano e dal modello anglosassone, è quello italiano.
Quello dove lo sconfitto (negativo) è tale, non perché il candidato avverso si è dimostrato più convincente portando in campagna elettorale programmi migliori, innovativi è più congeniali ai tempi, ma perché sicuramente sarà successo qualcosa di losco, qualcuno avrà tramato al buio, qualcuno avrà complottato alle spalle.
Un caso di questi lo si è avuto in passato col nostro attuale presidente del Consiglio Berlusconi quando all’indomani della sconfitta elettorale contro Prodi accusò, badate bene, l’avversario di brogli nel momento in cui a guidare le sorti del Viminale (il ministero dell’Interno che segue passo passo le elezioni) era un suo fedelissimo, il ministro Pisanu (sic!). Berlusconi in quel frangente, con poco senso del ridicolo, accusò la sua stessa squadra di governo di brogli ai suoi danni, da non credere!
Il perdente in questo secondo caso sbraita, insulta (Berlusconi - sempre Lui - definì “coglioni” gli elettori del centrosinistra), accusa amici e nemici, non fa autocritica, porta rancore all’avversario e futuro amministratore e, non intende minimamente dargli una mano anche a costo di affossare le sorti della nazione, per cui si stracciava le vesti in campagna elettorale. Si crea di conseguenza una ”opposizione distruttiva”
Qui il soccombente, non facendo autocritica, non si accorge che gli elettori non l’han votato perché verosimilmente hanno ritenuto lui e/o la sua squadra di candidati e/o il suo programma elettorale non all’altezza della situazione o perché semplicemente avendo avuto modo di amministrare ha deluso le aspettative di quanti un tempo credevano in lui.
Sennonché inizia il “secondo tempo” dello sconfitto (negativo):
Se si trova in aula essendo a corto d’idee e programmi comincia nella migliore delle ipotesi a fare ostruzionismo becero e insensato, nella peggiore, inizia a delegittimare e a demonizzare chi governa accusandolo di ogni sorta di nefandezza e illegalità, nonostante i tutori della legge lo rassicurino sulla legittimità degli atti e ne archivino puntualmente le sue denuncie.
Se invece, lo stesso non siede nemmeno sui banchi dell’opposizione e in passato ha avuto responsabilità di governo, ai comportamenti e alle accuse del primo, aggiunge i suoi personali revisionismi storici. E inizia a rifare la storia della cosa pubblica, con i “se” e con i “ma”, addebitando i propri insuccessi al neonato governo e prendendosi i meriti per i risultati positivi raggiunti a prescindere della reale paternità degli stessi. Come si dice in questi casi la vittoria ha molti padri, la sconfitta è sempre orfana.
Di certo, la discriminante più importante di tutte tra lo sconfitto positivo e quello negativo la sia ha in ottica futura. Infatti il primo, all’atto di ripresentarsi agli elettori, potrà sempre far valere la sua intelligente condotta politica di opposizione costruttiva con buone possibilità di rifarsi e trionfare, il secondo, con la strategia suicida tenuta può solo sperare di non prenderle di santa ragione. Per l’ennesima volta.
giovedì 25 dicembre 2008
Bisogna saper perdere
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