giovedì 25 dicembre 2008

Letterina a Babbo Natale

Letterina dei desideri per San Calogero

Al preg.mo Babbo Natale Scandinavia

Caro Babbo Natale,

Per San Calogero 2009 non so distillarti in poche parole cosa vorrei, quindi andrò alla rinfusa seguendo ciò che mi passa per la mente in questo momento. Di certo vorrei una San Calogero più civile, non che non lo fosse, ma talvolta qualcuno dei suoi cittadini scorda di essere in uno Stato di diritto comportandosi come meglio crede, non tenendo conto che superato da tempo lo “Stato di natura”, esistono diritti e doveri. Vorrei una San Calogero più in pace con l’ambiente, meno deturpata meno cementificata, più bella ordinata e curata che fa la raccolta differenziata che trae profitto da quest’ attività e non la veda solamente come un’incombenza fastidiosa da rispettare. Vorrei più spazi verdi, infrastrutture sportive, biblioteche e sale internet. Vorrei vedere sancalogeresi guidare meno SUV e inforcare più biciclette. Vorrei una Sancalogero che persegue uno sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale ambientale ed economico. Vorrei una San Calogero in controtendenza col resto dei paesi della Calabria, che sa trattenere i suoi giovani migliori dando loro la speranza e la prospettiva futura di una vita serena e felice accanto ai propri cari. Vorrei veder ritornare definitivamente a casa i sancalogeresi al nord per lavoro. Vorrei veder ritornare definitivamente a casa, gli emigrati in Svizzera, Argentina, Germania, ormai troppo stanchi di far fronte all’ennesimo sacrificio. Vorrei veder loro gettare la valigia di cartone nel grande fuoco della Santa Notte. Vorrei una San Calogero meno “caciarona” che bada alla sostanza, che non si perda in chiacchere, che non si accapigli per il gol annullato ad Ibraimovich, ma che si preoccupa e s’incazza per le condizioni di vita sociale dei propri figli fratelli sorelle padri e madri. Vorrei sancalogeresi più educati, acculturati, positivi, propositivi, più originali, più stimolati e stimolanti, più artisti, meno approfittatori, meno mariuoli, più solidali, più civili, che sappiano relazionarsi con chiunque portando alto il nome della città da cui provengono. Vorrei sancalogeresi più in pace con sé stessi. Vorrei amministratori più seri, competenti, scrupolosi, efficienti e più responsabili che hanno a cuore il bene e l’interesse dei propri concittadini, Vorrei meno fatti delittuosi e più fatti positivi di cui andare fieri. Vorrei sancalogeresi tenaci con gli attributi tosti e duri come il marmo di Carrara. Caro Babbo Natale spero non siano troppo impegnativo quello che ti chiedo. In fondo se io credo nella tua esistenza che mi costa credere che tu possa veramente esaudire i miei desideri?!

Cordialmente Marco Galati San Calogero 24.12.2008

Ps Caro Babbo Natale avrò sicuramente dimenticato qualcosa nel mio elenco di desideri ma tu fai finta che io l’abbia scritto.

Bisogna saper perdere

In politica ci sono due differenti modi di reagire ad una sconfitta elettorale da cui originano due consequenziali modi di fare opposizione. V’è la maniera positiva, propria dello sconfitto-positivo, che dà luogo a una sana e democratica opposizione contribuendo alla crescita della comunità che rappresenta e la maniera negativa tipica dello sconfitto-negativo che irresponsabilmente sfregia la dialettica politica dando luogo a situazioni conflittuali e dannose per la collettività stessa. Nel primo caso lo sconfitto riconosce signorilmente di aver perso, fa autocritica, si congratula con l’avversario e si dice pronto a dare una mano al suo ex sfidante per il bene della causa (nazione, regione, comune ecc) per cui si batteva.

Per intenderci è l’atteggiamento tenuto dal candidato repubblicano alla Casa Bianca Mc Cain alle recenti elezioni presidenziali, nei confronti dell’ex sfidante e futuro presidente degli Stati Uniti il democratico Barack Obama.
Questo significa che l’opposizione creatasi, vigila sull’operato della maggioranza, dialoga con essa e ne influenza per quanto possibile l’attività senza schemi preconcetti cercando di arrivare sempre all’adozione di provvedimenti condivisi. Le due fazioni si combattono, alle volte anche aspramente, ma quando il caso lo richiede, sono pronte ad assumersi ognuno le proprie responsabilità per il bene comune. E’ il caso della cosiddetta “opposizione costruttiva”.

L’altro modo di perdere, lontano anni luce dalla signorilità d’oltreoceano e dal modello anglosassone, è quello italiano.
Quello dove lo sconfitto (negativo) è tale, non perché il candidato avverso si è dimostrato più convincente portando in campagna elettorale programmi migliori, innovativi è più congeniali ai tempi, ma perché sicuramente sarà successo qualcosa di losco, qualcuno avrà tramato al buio, qualcuno avrà complottato alle spalle.

Un caso di questi lo si è avuto in passato col nostro attuale presidente del Consiglio Berlusconi quando all’indomani della sconfitta elettorale contro Prodi accusò, badate bene, l’avversario di brogli nel momento in cui a guidare le sorti del Viminale (il ministero dell’Interno che segue passo passo le elezioni) era un suo fedelissimo, il ministro Pisanu (sic!). Berlusconi in quel frangente, con poco senso del ridicolo, accusò la sua stessa squadra di governo di brogli ai suoi danni, da non credere!

Il perdente in questo secondo caso sbraita, insulta (Berlusconi - sempre Lui - definì “coglioni” gli elettori del centrosinistra), accusa amici e nemici, non fa autocritica, porta rancore all’avversario e futuro amministratore e, non intende minimamente dargli una mano anche a costo di affossare le sorti della nazione, per cui si stracciava le vesti in campagna elettorale. Si crea di conseguenza una ”opposizione distruttiva”

Qui il soccombente, non facendo autocritica, non si accorge che gli elettori non l’han votato perché verosimilmente hanno ritenuto lui e/o la sua squadra di candidati e/o il suo programma elettorale non all’altezza della situazione o perché semplicemente avendo avuto modo di amministrare ha deluso le aspettative di quanti un tempo credevano in lui.

Sennonché inizia il “secondo tempo” dello sconfitto (negativo):

Se si trova in aula essendo a corto d’idee e programmi comincia nella migliore delle ipotesi a fare ostruzionismo becero e insensato, nella peggiore, inizia a delegittimare e a demonizzare chi governa accusandolo di ogni sorta di nefandezza e illegalità, nonostante i tutori della legge lo rassicurino sulla legittimità degli atti e ne archivino puntualmente le sue denuncie.

Se invece, lo stesso non siede nemmeno sui banchi dell’opposizione e in passato ha avuto responsabilità di governo, ai comportamenti e alle accuse del primo, aggiunge i suoi personali revisionismi storici. E inizia a rifare la storia della cosa pubblica, con i “se” e con i “ma”, addebitando i propri insuccessi al neonato governo e prendendosi i meriti per i risultati positivi raggiunti a prescindere della reale paternità degli stessi. Come si dice in questi casi la vittoria ha molti padri, la sconfitta è sempre orfana.

Di certo, la discriminante più importante di tutte tra lo sconfitto positivo e quello negativo la sia ha in ottica futura. Infatti il primo, all’atto di ripresentarsi agli elettori, potrà sempre far valere la sua intelligente condotta politica di opposizione costruttiva con buone possibilità di rifarsi e trionfare, il secondo, con la strategia suicida tenuta può solo sperare di non prenderle di santa ragione. Per l’ennesima volta.

lunedì 8 dicembre 2008

E' la stampa (italiana) bellezza e non ci puoi fare niente. Ahinoi!

Ho assistito per due sere consecutive, non per mia volontà, alle notizie date dal Tg1 del sedicente direttore di telegiornale Gianni Riotta. Bene, la cosa che ho provato in quegli istanti è stato un misto di rabbia e frustrazione condito da una feroce voglia di scassare il televisore con buona pace di mio papà che l’ha comprato.

La scomparsa dei fatti e l’asservimento al potere politico nel mondo dell’informazione di cui parla da tempo Marco Travaglio non sono tesi campate in aria. La riprova la si ha tutte le sere quando i gaudenti Sassoli & Co ci introducono e propinano servizi (notizie?) che nulla hanno a che vedere con quella che dovrebbe essere una sana corretta ed esaustiva informazione.

Ma mi chiedo che caspita c’entrano le manie trash dei londinesi o i consigli di cucina trasmessi alle 8.25 di Lunedì 8 dicembre con l’informazione???. Poi va’ a vedere che consigli:come preparare il sushi e il caviale senza ingrassare… ma mi richiedo: dove li trovo i soldi per comprare il sushi e il caviale se il Burattinaio che muove il mondo dell’informazione ha contribuito negli anni con la sua mala politica economica a ridurmi in mutande e deperito senza bisogno di dimagrire?!

In tutto questo ridente puttanaio dispensatore di ottimismo gratuito come Padrone vuole, ti aspetti almeno di sentire una noticina sul tema del momento, il caso De Magistris. Macché, niente. Tutto tace per non disturbare il manovratore. Uno dei casi giudiziari più gravi della storia della repubblica viene oscurato per far posto al sushi. VAFFANCULO!!!(…e quando ce vo’ ce vo’)

domenica 7 dicembre 2008

Una volta si facevano saltare in aria ora si trasferiscono


Condivido in toto lo scritto del comitato Pro De Magistris. Per questo ho ritenuto di pubblicarlo anche nel mio Blog. Noi da calabresi, da persone coinvolte indirettamente nella vicenda De Magistris, non possiamo non sentirci ancora una volta traditi da uno Stato che per evitare di fare luce sui veri autori del degrado in cui versa la nostra regione (comitato di malaffare composto da politici, massoni, 'ndranghetisti e certa magistratura) non esita a tirare fuori dal cilindro decisioni che definirle ridicole è riduttivo. Infatti la genialata presa dal Coniglio superiore della magistratura di dichiarare entrambe le procure (Salerno e Catanzaro) colpevoli (=nessun colpevole) manda all'aria quell'operazione di verità e trasparenza invocata da tempo dai calabresi onesti.
Appello alle massime cariche dello stato dai centomila firmatari della petizione a favore di De Magistris.

I Centomila firmatari della petizione per de Magistris chiedono trasparenza e imparzialità al Presidente della Repubblica, al CSM ed al Ministro Alfano.Alla luce degli avvenimenti delle ultime ore, notiamo come inizino ad agitarsi animosi i soliti insabbiatori e delegittimatori, gli stessi che manovrando sono riusciti a togliere di mezzo di volta in volta tutti i Magistrati che volevano andare a fondo sulla vicenda Why Not, ad iniziare dal PM napoletano Luigi De Magistris, Bruni e Greco a seguire.Molte procure Calabresi come alcune Lucane o Campane, appaiono essere con evidenza sempre più chiara, in mano di poteri forti e deviati, procure nelle quali la giustizia è amministrata in modo funzionale ad interessi di parte, di gruppi di affaristi e faccendieri.In queste Procure vi è stato una sorta di ammutinamento, una specie di tradimento del dettato costituzionale, di interi settori, che una volta preso il timone dirigono la prua verso le più disparate mete che nulla hanno a che fare con il concetto di legalità e giustizia.In questo momento i grandi manovratori, che temono di essere trascinati dal terreno che inizia a franare, sono in fermento, cercano di coinvolgere istituzioni come il Presidente della Repubblica, il CSM ed il ministro Alfano, sbandierano strumentalmente improbabili e affatto credibili progetti eversivi, onde arginare quello “Tsunami” dell’indagine della Procura di Salerno, che di fatto avalla in modo documentato, come giuste erano alcune piste seguite da De Magistris, e che di fatto conferma l’esistenza di vere e proprie organizzazioni strutturate a tutti i livelli, anche istituzionali che sono dedite alla “rapina” dei fondi diretti alle regioni meridionali e finalizzati allo sviluppo socio-economico, ma che invece finivano su conti correnti di speculatori e affaristi.E’ un cattivo esempio civico quello che stanno dando alcuni Magistrati che invece di sottoporsi tranquillamente e con la dovuta compostezza alle istanze di altri Magistrati, si dimenano convulsamente lanciando strali e appelli per essere soccorsi, con tale forza che pare vogliano sottrarsi al’universale ed ormai accettata regola delle società civili, che la legge è uguale per tutti. I cittadini già firmatari del documento a favore di De Magistris, provati dalle insulse decisioni prese nei mesi scorsi, tese a delegittimare l’operato di coraggiosi Magistrati, invitano le importanti istituzioni chiamate in causa a tenere comportamenti consoni ed equidistanti, consci anche del fatto che, negli ultimi tempi troppe decisioni sono apparse asservite, condizionate e cedevoli.La tenuta della democrazia e la credibilità delle istituzioni, passa attraverso la garanzia di imparzialità e delle non condizionabilità delle più alte cariche dello stato.Ci si augura che dopo i le genuflessioni ed i tentennamenti, arrivino forti segnali che rassicurino il Popolo italiano del buon funzionamento delle istituzioni, lasciando i Magistrati portare a termine senza delegittimazioni o dubbi e “urgenti” provvedimenti di rimozione, le importanti indagini avviate. Come è veramente fuori luogo e fuorviante parlare di progetto eversivo, se proprio di eversione dobbiamo parlare, appare evidente a tutti gli italiani ed anche al resto del mondo, che l’unica e vera eversione portata a termine con complicità istituzionali, è stata quella che ha scippato e continua a scippare le indagini ai Magistrati che indagano su questo perverso intreccio di poteri.Azioni che di fatto sono ormai percepite impopolari e soprattutto ostative per il raggiungimento della verità e della giustizia e che gettano una luce sinistra anche su coloro che la giustizia e la verità devono o avrebbero dovuto garantire nel perseguire il loro mandato costituzionale.

Il comitato promotore della PetizionePromossa dalle associazioni aderenti alla Rete per la Calabria

venerdì 21 novembre 2008

Italia vecchia fa brodaglia


Un Paese in mano ai vecchi. Non v’è dubbio. I numeri parlano chiaro: Ciampi ha concluso la sua attività istituzionale a 86 anni, Napolitano ha iniziato a 81 anni, Zavoli presidente della vigilanza Rai in pectore ha 85 anni (“Poltrona Villari” permettendo), Prodi ha lasciato a 69 anni, Berlusconi ha 72 anni.

Ma a fronte di questa gerontocrazia avida, presente in tutti i gangli della società, vi è una generazione di giovani allo sbando, afona che sa solo piangersi addosso e che contribuisce, con la sua inazione, ad alimentare sempre più la situazione di stallo e d’immobilità sociale nella quale ci ritroviamo.

La riprova dell’esistenza di una generazione “cloroformizzata” la si ha tutti giorni navigando in internet nei social network come Facebook.
Lì si può rintracciare tutta la nostra letargia nel momento in cui avendo a disposizione uno strumento potentissimo per veicolare le nostre idee e mettere in piedi iniziative per un tentativo di mutamento della società, lo sviliamo sistematicamente, usandolo come bazar per le nostre banalità quotidiane.

E' paradossale constatare poi che, a spiegarci l' anomalia tutta italiana dell’ “old power” e a spronarci, come giovani ad indignarci e ribellarci a esso, siano due intellettuali che proprio ragazzetti non sono come Sartori e Schesinger.

martedì 18 novembre 2008

Stato canaglia


«Non mi pento di aver scritto questo libro ma non lo amo perché mi ha tolto la libertà: cammina più il mio libro di me». «L'idea di essere odiati dalla propria terra d'origine è una ferita che non si chiude mai».
Roberto Saviano racconta ancora una volta il suo rapporto con “Gomorra”, parlando a Los Angeles dove venerdì ha presentato il film diretto da Matteo Garrone, tratto dal bestseller.

A proposito di quanto sopra, una considerazione ci sorge spontanea: ma è mai possibile che in un Paese democratico - come in Italia si dice di essere - una persona debba avere paura di esprimersi su questioni scottanti, poiché chi è al governo è incapace di tutelare la sua incolumità e assicurare uno Stato di diritto???

Ma che razza di gente abbiamo al Governo???
La vicenda di Saviano costretto a fuggire e a nascondersi all’estero per non essere ucciso e i camorristi a dettar legge e a scorrazzare liberi e impuniti in Campania, mostra quanto mai la debolezza dello Stato, mostra quanto, nonostante i bei discorsi sulla necessità di garantire più legalità, il re è nudo, pavido e canaglia!!!

mercoledì 5 novembre 2008

OBAMA OBAMA OBAMA!!!!!!!

Oggi è un giorno storico, oggi è un altro giorno, oggi il sogno è realtà, oggi può guardarsi con più speranza e serenità al futuro, oggi è Obama!!!

lunedì 3 novembre 2008

Sud, la nuova emigrazione

Riporto un articolo di un po' di mesi fa del Corriere della Sera scritto da Enrico Marro a proposito dell'emigrazione dal Sud.

Sud, la nuova emigrazione

Non c’è stato partito che in campagna elettorale non abbia promesso il rilancio del Mezzogiorno e adesso perfino la Lega, con Roberto Calderoli, dice che «la questione settentrionale non può essere risolta se non si affronta la questione meridionale».
È successo anche che Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un nuovo documento comune per il Sud. E, ovviamente, non sono mancati gli appelli degli economisti ad affrontare l’annoso problema delle «due Italie». Ma adesso, dopo il voto, chi si ricorderà di tutto questo?
Le persone in carne e ossa, intanto, cercano in prima persona una soluzione. Che spesso è la nuova migrazione da Sud a Nord. Che, ovvio, non è più quella degli anni Cinquanta e Sessanta, dei contadini poveri e ignoranti che con la valigia di cartone si trasferivano nel triangolo industriale per lavorare in fabbrica. Ma che, se è molto diversa qualitativamente, tocca però le stesse vette numeriche di allora. Ogni anno, infatti, si spostano dalle regioni meridionali verso quelle del Centro-Nord circa 270 mila persone: 120 mila in maniera permanente, 150 mila per uno o più mesi, dice l'istituto di ricerca Svimez. Un dato vicino a quello dei primi anni Sessanta, quando a trasferirsi al Nord erano 295 mila persone l’anno.
Una città intera che si spostaParlare di 270 mila uomini e donne che ogni anno vanno da Sud a Nord per lavorare o per studiare significa immaginare una città come Caltanissetta che si sposta tutta intera per trovare un futuro. Anche i contorni economici del fenomeno sono profondamente diversi da quelli del dopoguerra. Allora le rimesse degli emigranti generavano un flusso di risorse discendente, dalle regioni settentrionali a quelle del Mezzogiorno: servivano a mantenere le mogli o i genitori anziani rimasti al paese e magari a mandare avanti i lavori per costruire o ampliare la casa.
Oggi, al contrario, i soldi risalgono la Penisola, per sostenere gli studenti meridionali nelle Università del Nord o i lavoratori precari che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, ma che tirano avanti con l’aiuto delle famiglie d’origine (comprese le pensioni dei nonni) con l’obiettivo di raggiungere poi il contratto a tempo indeterminato.
Il trend consolidatoAl ministero dello Sviluppo Economico, il viceministro Sergio D’Antoni ha stimato con i suoi tecnici che si arriva a circa 10 miliardi di euro che per tutti questi motivi (compreso il mancato sviluppo nel Sud) «emigrano» ogni anno dal Mezzogiorno al Nord. Il che non è esattamente il massimo per un Paese che dovrebbe ridurre le distanze tra le due Italie.
Spiega Delio Miotti (Svimez) che da tempo studia la nuova migrazione: «Negli ultimi anni si sta consolidando un trend: più di 120 mila persone all’anno si spostano dal Sud nelle regioni del Centro-Nord cambiando residenza. Sono in gran parte giovani, tra i 20 e i 45 anni, diplomati, ma uno su cinque è laureato. A questi bisogna aggiungere altri 150 mila che si trasferiscono al Nord come pendolari di lungo periodo, cioè per almeno un mese. Sono studenti o lavoratori temporanei che non si possono trasferire stabilmente perché non hanno un reddito sufficiente per mantenersi e per portare la loro famiglia nelle regioni settentrionali, dove la vita è più cara ».
Ma se è così, perché questa emigrazione non fa più notizia? «Perché chi emigra —risponde D’Antoni— non ha problemi d’integrazione con la realtà del Nord: spesso è un giovane che usa Internet e parla inglese come i suoi coetanei settentrionali. Non diventa quindi un caso sociale, come negli anni Cinquanta.
Quella di adesso è perciò un’emigrazione invisibile, silenziosa ». Eppure ci sono comuni che lentamente si vanno svuotando delle energie migliori. Quelli a più alto tasso migratorio (intorno all’8 per mille annuo) sono in Calabria: Cirò, Petilia Policastro, Dinami, Rocca Imperiale. La zona di Cirò, in provincia di Crotone, tra il ’91 e il 2006 ha visto un calo di popolazione del 34% circa.
I giovani studentiSe ne vanno parecchi giovani per studiare nelle Università del Centro- Nord: 151mila nell’anno accademico 2005-2006. Più di 36 mila sono partiti dalla Puglia, 25 mila dalla Calabria, 24 mila dalla Sicilia, 23 mila dalla Campania. Una parte di questi non torneranno più indietro. L’agenzia governativa Italia Lavoro ha calcolato che a fronte di 67 mila neo-laureati del Sud previsti in ingresso nel mercato del lavoro nel 2007, le imprese industriali e dei servizi del Mezzogiorno hanno espresso, nello stesso anno, una domanda di laureati pari a 12.390 unità, il 16,4% del totale. Anche se si sommano i neolaureati richiesti dalla pubblica amministrazione e dal lavoro autonomo, si può stimare che circa la metà dei giovani che si laureano nelle regioni meridionali è di troppo rispetto alla domanda locale. Nessuna meraviglia, conclude quindi Italia Lavoro, se questi giovani cercano lavoro altrove e se il 60% dei meridionali che si laurea al Nord, vi rimane anche dopo la laurea. Per necessità, più che per scelta.
Gli incentiviOra non ci sarebbe niente di male se questo fenomeno fosse indice di una società mobile, all’americana. Il fatto è che in Italia questo movimento è a senso unico, con un progressivo impoverimento del Mezzogiorno. Per combattere questo trend i vari governi hanno provato a incentivare fiscalmente le assunzioni nel Sud. Nell’ultima Finanziaria è stato inserito anche un bonus di 400 euro al mese per sei mesi per i neolaureati che svolgono stage nelle imprese del Sud che, se poi li assumono, ricevono un contributo di 3 mila euro. Il meccanismo sta funzionando, afferma D’Antoni. Ma non è solo un problema di incentivi. Paolo Sylos Labini, il grande economista morto nel 2005, che amava il Mezzogiorno, ripeteva che la questione meridionale prima ancora che economica è una questione civile. In altri termini, non è solo la domanda di lavoro qualificato che deve aumentare, ma devono migliorare anche le condizioni generali di vivibilità, dal funzionamento della pubblica amministrazione al controllo del territorio da parte dello Stato contro la criminalità. Altrimenti, in silenzio, i migliori se ne vanno.
Enrico Marro23 aprile 2008

giovedì 30 ottobre 2008

Il dramma ignorato dei giovani del Sud

Mentre i nostri governanti a vari livelli stanno nelle loro comode stanze a discutere di rimpasti di governo da realizzare, di poltrone da assegnare, e tra un “gravoso” impegno e l’altro, trovano anche il tempo di tirarsi fuori dai guai giudiziari che li riguardano, c’è una numerosa schiera di calabresi che in silenzio, da tempo, sta patendo dolorosamente le conseguenze di questo disastroso modo di fare politica.

Il riferimento è, ai tanti giovani laureati plurispecializzati di Calabria che, dopo anni di sacrifici stentano ad inserirsi nell’asfittica realtà lavorativa regionale e, i pochi privilegiati che ci riescono, sono costretti a ridimensionare le loro aspettative, accontentandosi di lavori al di sotto delle proprie possibilità, percependo stipendi da fame.

Coloro i quali non accettano, a ragione, questa umiliante e desolata situazione si trovano, la gran parte delle volte, obbligati a fare le valigie e a migrare verso altri lidi in cerca di miglior fortuna, esattamente come, accadeva più di un secolo fa ai nostri avi, sintomo questo evidente, di come a distanza di decenni, nella nostra regione, sia cambiato poco o nulla.

Oggi come allora, le classi dirigenti locali incapaci di elaborare strategie finalizzate alla creazione di sviluppo vero e occupazione non assistita hanno finito con l’innescare processi di espulsione forzata delle risorse fresche e migliori della società. Proprio quelle, fisiologicamente deputate a far evolvere il corpo sociale verso più prestigiosi traguardi socioeconomici e culturali.

Non è un caso se la diaspora dei giovani dal sud del secolo scorso è stata vista dagli storici come una tra le principali cause del mancato sviluppo del Mezzogiorno.

In questo quadro a tinte fosche suonano quanto mai ridicoli se non provocatori, gli inviti rivolti a più riprese dal Presidente della Giunta Regionale Loiero ai giovani calabresi, di restare in Calabria, considerata la totale indifferenza e noncuranza riservata alle problematiche giovanili, dal (dis)onorevole consesso da lui guidato. (articolo primavera 2005)

Se l'onestà in Calabria è cosa inutile

Partire o restare in Calabria, è il dubbio amletico che avrà almeno una volta nella vita, attanagliato la mente, del giovane calabrese alle prese col proprio futuro. Ne siamo certi, poichè è inevitabile non avere di questi interrogativi quando si è ancora ad una certa età. Alla soglia dei trent’anni prendere certe decisioni equivale ad assegnare una precisa e importante rotta alla propria vita.

E non andiamo lontano dal vero se sosteniamo che lavorare, acquistare una casa, crescere dei figli nella nostra amata e amara terra di Calabria, sembra sia oggi diventato un azzardo, una assurda e impietosa roulette russa con cui fare i conti.

E’ inutile girarci attorno, lungi da facili catastrofismi e atteggiamenti autoassolutori, riteniamo essere la società calabrese, gravemente malata, incancrenita da piccole e grandi illegalità in ogni suo aspetto, dal settore della sanità all’amministrazione della giustizia, dalla questione del lavoro alla gestione della cosa pubblica.

Le cronache quotidiane sono zeppe di notizie sconcertanti che fiaccherebbero il morale anche alla persona dalla tempra più dura. Le eccellenze, gli episodi positivi di cui andare fieri sono ahinoi una sparuta minoranza o forse fanno fatica ad emergere nel contesto generale.

La puntuale ciclicità con cui i fatti incresciosi avvengono è fin troppo eloquente. All’indomani di una intimidazione, di un grave fatto di sangue, di un episodio di malasanità, ci rialziamo in piedi, speranzosi che è stata l’ultima volta, salvo poi, accorgerci a riflettori spenti, che non era come auspicavamo, di essere ricaduti nello stesso, maledetto, baratro di sempre.

C’è un concorso di colpa di questo stato di cose: lo Stato centrale da una parte, il quale, ha ormai abdicato da tempo ad esercitare la propria sovranità sul territorio e i calabresi dall’altra, seppure con minore responsabilità.

Per come si stanno mettendo le cose, nemmeno il governo attuale sembra aver posto al centro dei propri interessi la Calabria con le sue “perenni emergenze” (terra di ossimori, Vito Teti docet) e il suo precario Stato di diritto, preso com’ è, ad attuare una politica legislativa che di prioritario e di interesse nazionale, ha ben poco.

Anzi, il Berlusconi ter sembra voler andare nella direzione opposta, stante l’ultimo e inopportuno tentativo di stornare i fondi destinati alle infrastrutture calabresi (sulla Statale 106 si continua a morire) e all’irragionevole limitazione dell’uso delle intercettazioni, che tanto hanno fatto, nella lotta alla criminalità organizzata.

E allora, come non dare ragione al coraggioso magistrato antimafia Nicola Gratteri, quando afferma che per risollevare le sorti della Calabria, sia necessario una risoluta e ferma presa di posizione da parte dello Stato, prima che l’eventuale passo in avanti dei calabresi verso la legalità, come spesso succede, assuma le tristi sembianze della solitudine e del martirio.

Al momento, la situazione per la nostra terra, date le battute iniziali di questo Governo, non sembra presagire al meglio. Da giovani calabresi non ci resta che prenderne atto, rispolverare la vecchia valigia di cartone e partire, sperando in un futuro migliore altrove, persuasi come siamo che vivere onestamente in Calabria sia cosa inutile.